Italia: Il Presidente Draghi riceve il ‘World Statesman Award’

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha partecipato a New York alla 57ma edizione dell’Annual Award Dinner, nel corso della quale ha ricevuto il ‘World Statesman Award’.

[L’intervento del Presidente Draghi all’Annual Award Dinner]

[Cerimonia di conferimento del World Statesman Award 2022 al Presidente Draghi]

Rabbino Schneier,
Sua Eminenza Cardinale Parolin,
Sua Eminenza Arcivescovo Elpidophoros,
Dott. Kissinger,
Signor Schwarzman,
Illustri ospiti,
Signore e signori,

Prima di iniziare, devo dire che sono davvero commosso, sono commosso da tutto ciò che è stato detto stasera, da questa fantastica serata, dal vostro calore, dai vostri applausi, dalle parole del rabbino Schneier, dalle parole di Steve Schwarzman e, dovrei dire, specialmente dalle parole del dottor Kissinger. Sono davvero commosso dal fatto che abbia trovato il tempo di venire qui in questa occasione e di dire quello che ha detto; il solo fatto che lei sia qui stasera per me è un dono, un regalo enorme. Grazie. La nostra amicizia è cominciata esattamente trent’anni fa, su quell’aereo, e poi è cresciuta nel corso degli anni, anche se ci siamo visti piuttosto raramente. Di recente, con gli eventi che si sono verificati negli ultimi dodici mesi, abbiamo avuto l’opportunità di avere in particolare una conversazione approfondita su ciò che stava accadendo – e questo dopo circa un mese di guerra, direi – su cosa fare ora, su cosa fare dopo e su come dovremmo affrontare le autocrazie; dirò qualcosa anche su questo stasera.

Sono profondamente grato per questo premio e vorrei ringraziare nuovamente il Rabbino Schneier, la Fondazione Appeal of Conscience e tutti voi per questo onore.
Avete assegnato questo premio a molti grandi statiste e statisti prima di me.
È un grande onore poterlo ricevere anche io.

Vorrei rendere omaggio al compianto Shinzo Abe, che è salito su questo palco l’anno scorso.
Abe credeva fermamente nel dovere del Giappone di contribuire alla stabilità globale.
Ha agito con forza per rinvigorire l’economia giapponese, attraverso una combinazione di politiche, chiamata ‘Abenomics’: politica monetaria, riforme dal lato dell’offerta, politiche fiscali.
La vita di Abe, come sappiamo, è stata tragicamente interrotta, ma la sua eredità continua a vivere, tra il popolo giapponese e oltre.

L’importanza del dialogo – che celebriamo stasera – è stata al centro della mia vita professionale come economista e come decisore politico.
Il valore di una partnership di successo tra organismi multilaterali e istituzioni locali è stata una delle lezioni principali che ho imparato lavorando alla Banca Mondiale negli anni Ottanta.
Riscrivere le regole della finanza globale, come abbiamo fatto nel Financial Stability Board all’indomani della crisi del 2008, ha richiesto fiducia reciproca, apertura mentale e capacità di arrivare a compromessi.
Il progetto europeo, che ha garantito pace e stabilità in Europa dopo secoli di conflitti, si basa sulla forza di istituzioni condivise come la Banca Centrale Europea.
Il G20, presieduto dall’Italia lo scorso anno, ha confermato che solo la cooperazione globale può aiutare a risolvere i problemi globali, dalla pandemia ai cambiamenti climatici.

Il potenziale per la comprensione reciproca di essere una forza per il bene comune è tanto più grande quanto più integrato è il nostro mondo.
Per avere successo per tutti, e soprattutto per i più vulnerabili, la globalizzazione richiede un insieme di regole comuni.
Eppure, oggi ci troviamo di fronte a una sfida importante all’idea che possiamo lavorare insieme per il vantaggio di tutti i Paesi.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione, che non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda.
La questione di come affrontiamo le autocrazie definirà la nostra capacità di modellare il nostro futuro comune per molti anni a venire.

La soluzione risiede in una combinazione di franchezza, coerenza e impegno.
Dobbiamo essere chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società.
Mi riferisco alla nostra fede nella democrazia e nello Stato di diritto, al nostro rispetto dei diritti umani, al nostro impegno per la solidarietà globale.
Questi ideali dovrebbero guidare la nostra politica estera in maniera chiara e prevedibile, e sottolineo prevedibile.
Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare.
Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo.
Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione.
Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentircene in seguito.
Infine, occorre essere disposti a collaborare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali.
Questa settimana si tiene la 77ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Mi auguro che ci sarà un futuro in cui la Russia deciderà di tornare alle norme che aveva sottoscritto nel 1945.

Nonostante i tempi cupi in cui viviamo, rimango, cautamente o no, ottimista sul futuro.
L’eroismo dell’Ucraina, del Presidente Zelensky e del suo popolo, è un potente richiamo a ciò che rappresentiamo e a ciò che rischiamo di perdere.
L’Unione europea e il G7 – assieme ai nostri alleati – sono rimasti fermi e uniti nel sostegno all’Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci.
Il nostro sforzo collettivo per la pace continua, come dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti del Mar Nero.
Solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, ma dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente diventerà possibile.

In un mondo diviso, il ruolo dei leader religiosi e delle istituzioni che guidate è essenziale.
Nonostante tutte le vostre differenze, sostenete la pace, la solidarietà, la dignità umana.
La vostra conoscenza, la vostra saggezza e la vostra fede possono guidarci e aiutarci a guarire.
Potete andare oltre i confini, parlare alla nostra coscienza collettiva e all’anima degli individui.
Potete indicare la via da seguire attraverso il dialogo, costruendo nuovi ponti dove quelli vecchi sono crollati.
E potete chiamarci a rendere conto del nostro operato.

Come mi è stato ricordato durante la mia recente visita allo Yad Vashem, l’indifferenza è il peggior nemico dell’umanità.
Far sentire la propria voce non è solo un obbligo morale, è un dovere civico.
A coloro che pretendono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole – e, se necessario, dei fatti.
Oggi il mondo ha bisogno di coraggio e chiarezza, ma anche di speranza e amore.
Grazie.

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