Italia: Conte in videoconferenza al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto in videoconferenza al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 promosso da Asvis.

“Grazie per questa occasione; sono riuscito a collegarmi nonostante una mattinata fitta di impegni in tempo per sentire l’intervento del Commissario Paolo Gentiloni che saluto anche io e che anche io ringrazio per questo contributo di riflessione su questo tema così importante quale lo sviluppo sostenibile. Ovviamente saluto il Presidente Stefanini, saluto anche Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, e il Ministro degli Esteri Di Maio per aver consentito ad ospitare questo evento. Io formulo un po’ di riflessioni su un tema che, non vi sarà sfuggito, mi è particolarmente caro e che ho cercato sempre di integrare, quindi non solo di omaggiare dal punto di vista delle considerazioni astratte e teoriche, ma cercare di integrare questi temi e le collegate premure, istanze, integrare nella costante azione di governo. Anche perché sono profondamente convinto che questo impegno, impegno in direzione di uno sviluppo sostenibile si sia ormai consolidato, sia dal punto di vista teorico, per quanto riguarda l’elaborazione teorica, ma si sia consolidato ormai sul piano delle buone prassi.

Quindi adesso non parliamo più in termini astratti di una prospettiva visionaria, velleitaria, ma parliamo di una elaborazione di pensiero, parliamo di prassi, di azione che hanno una consistenza, una plausibilità a livello scientifico, a livello prasseologico, interno, internazionale, mondiale.

Perché si sono potute consolidare nel tempo? Perché innanzitutto cominciano ad avere una certa tradizione storica.

Il club di Roma nel 1968, proprio nella Capitale, su iniziativa – lo ricorderete – di Aurelio Peccei, iniziò ad affermare una nuova “sensibilità”, una nuova consapevolezza rispetto al modello prevalente e ai suoi limiti strutturali.

Poi, di lì a poco, ricordiamo il celebre Rapporto Meadows, del 1972, sottolineò, rimarcò l’insostenibilità, già allora (siamo negli anni 70, sembra stiamo parlando dell’altro secolo) di un modello di crescita economica pressoché illimitata nell’ambito di un pianeta che ovviamente ha dalle risorse limitate, quindi un modello di crescita che avrebbe finito per depauperare il capitale naturale e produrre diseguaglianze già allora avvertire molto concretamente, diseguaglianze economiche e sociali, a cui non è possibile porre rimedio solo con le logiche, le forze del dio mercato.

Già prima dell’arrivo della pandemia, il dibattito pubblico si è concentrato sulla necessità di dare una svolta alle politiche economiche, in direzione di una vera e propria transizione ecologica, direi “conversione” ecologica della nostra società.

E devo dire la verità, che progressivamente, l’elemento forse nuovo a cui noi assistiamo adesso più di recente, è che ormai le nuove generazioni, i giovanissimi, sono qui a popolare le piazze e a lanciare al mondo un allarme; cioè mostrano sempre maggiore consapevolezza; non vogliono che la generazione attuale, la classe dirigente attuale, i governanti attuali possano oscurare il loro futuro.

Quindi proviene forte un’istanza, un grido di allarme; dobbiamo assolutamente rimediare alle conseguenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento e del depauperamento del capitale naturale.

E allora dai giovani ci viene questo messaggio, ci lanciano la richiesta di aderire a un patto intergenerazionale, possiamo rispondere con una visione egoistica, in cui chi è di turno si accomoda nel gestire le risorse senza una prospettiva di sviluppo sostenibile, oppure possiamo invece predisporci ad aderire a questo patto intergenerazionale.

Importante è che tutti i decisori pubblici, in Italia, in Europa, nel mondo, siano consapevoli che questo è il momento delle scelte, non si può più tergiversare, e anche rimanere silenziosi e inerti rispetto a questa richiesta di un patto intergenerazionale, non significa altro che scegliere; non scegliere è una scelta negativa di cui dobbiamo avere tutti la chiara portata per quanto riguarda le conseguenze.

Questa pandemia da Covid-19 ha colpito duramente il nostro Paese, come l’Europa, come l’intero pianeta, ci ha colpito ovviamente dal punto di vista sanitario, ma poi subito ha inciso profondamente, sta incidendo sul tessuto economico e sociale, che era già, peraltro, stato provato da due più recenti crisi economiche e finanziarie.

Il Governo italiano, ma qualsiasi altro governo, si sta trovando, si è trovato, a operare con una strategia articolata.

Ne approfitto peraltro per dire che nel nostro sistema, sicuramente, nella gestione della pandemia, è stata la capacità di dialogare, costantemente, continuamente, di coordinare le azioni a livello nazionale e a livello degli enti territoriali.

Ieri, per dire, si è svolta una ennesima riunione, col Ministro Boccia, Speranza, le regioni, dove presentando il nuovo decreto legge, e quindi discutendo, illustrando le disposizioni nuove che sono state accolte per gestire questa nuova fase, c’è stata un’ampia condivisione.

Io devo ringraziare, quindi, approfitto di questa occasione pubblica per ringraziare le regioni, le province autonome per questa proficua collaborazione.

Ancora una volta, nel momento in cui la curva del contagio comincia a risalire, dimostrano grande disponibilità a lavorare col governo nazionale, a non lasciarsi assolutamente distrarre da polemiche, lavorare quindi tutti verso un obiettivo comune in un clima di fiducia, o come si suol dire dal punto di vista del linguaggio istituzionale, di leale collaborazione.

Quindi sono convinto di questo, ieri ho annunciato le altre misure, che se ci predisporremo tutti, ovviamente coinvolgendo i cittadini, la comunità nazionale, ad affrontare anche questa nuova fase con senso di responsabilità, di rispetto delle regole, con quella forte coesione nazionale che siamo riusciti a esprimere  nella fase più dura, riusciremo anche ad affrontare questa nuova fase,  limitando al massimo le conseguenze negative sul piano economico e sociale.

Aggiungo ad esempio, perché in questo momento la popolazione italiana, la comunità è particolarnete preoccupata  perché ci sono le file per quanto riguardo i test, che stiamo lavorando anche per i test rapidi, i cosiddetti test antigenici.

Ieri c’è stato un bel segnale, ulteriore, di solidarietà e collaborazione in questo caso da parte di un importante sindacato dei medici di medicina generale, i medici di famiglia,  Fimmg,  che insieme al ministro Speranza si sono dichiarati disponibili anche a effettuare questi test. Quindi questo significa che il commissario Arcuri, si sta concludendo la gara per 5 milioni di test rapidi, questi test saranno messi anche a disposizione dei medici di famiglia che ne faranno richiesta e questo consentirà alla popolazione di affrontare le prossime settimane con minore ansia, perché ovviamente tutti quanti vorrebbero in questo momento, ai primi segnali di qualche preoccupazione, vorrebbero effettuare i test.

In questo modo dovremmo poter affrontare meglio le prossime settimane, i prossimi mesi.

Io sono d’accordo col Commissario Gentiloni, con Paolo quando dice che questa pandemia sicuramente genererà, sta generando nuove diseguaglianze, amplierà la fascia degli indigenti, incrementerà anche la diffusione di nuove povertà e in parte riscriverà altre diseguaglianze, perché chiaramente essendo uno shock cosi pervasivo, così capillare, probabilmente verranno ridefinite alcune redistribuzioni.
Ci sono settori anche economici che in questo momento stanno diciamo affrontando bene questa fase, altri invece che veramente rischiano di subire gravi conseguenze.

La misurazione di questi effetti in questo momento è molto complessa, perché coinvolge una moltitudine di professionalità, economisti, statistici, sociologi e soprattutto tutti quanti i professionisti che si cimentano con le previsioni devono scontrasi con l’incertezza. In questo momento non c’è previsione che tenga, sono tutte proiezioni diciamo in un ordine di probabilità che non saprei definire in termini di percentuali  ma sicuramente non c’è nessuna certezza per quanto riguarda i tempi, per quanto riguarda gli effetti che si stanno manifestando.

La verità è che i Governi cosa fanno tradizionalmente, considerano spesso prioritaria la misurazione del Prodotto interno lordo per potere elaborare una strategia di politica economica e risposta all’impatto delle crisi economica come quella attuale, però gli indicatori economici che noi prendiamo a disposizione troppo spesso solo sinteticamente e molto parzialmente riescono a restituire quelle che sono le concrete,
enormi difficoltà di famiglie, lavoratori e imprese italiane. Difficoltà, che molti soffrivano già prima della pandemia e che la recessione quindi rischia di amplificare in maniera significativa.

Nella fase del rilancio e della trasformazione del Paese, dobbiamo tendere verso un nuovo modello di sviluppo, abbracciare questo modello di sviluppo su cui Asvis lavora da tempo che pone al centro il benessere, la qualità della vita dei cittadini.

Quindi abbiamo bisogno di nuove lenti, ben venga questo contributo, questo Rapporto Asvis del 2020 che ho qui davanti, abbiamo bisogno di nuove lenti che ci consentano di leggere, interpretare la complessa realtà che stiamo vivendo, ci consenta una interpretazione ragionata, sistemica organica in quella prospettiva che delineavo anche io all’inizio che è a voi cara.

Questo Rapporto lo considero uno strumento prezioso, a disposizione sia dei decisori politici sia della società civile nella valutazione delle politiche pubbliche.

Il nostro Paese, sin dalla creazione dell’Agenda 2030, non è riuscito a tenere il passo di una rapida convergenza verso un modello di sviluppo pienamente sostenibile.
Certamente, nel 2019, ha registrato un miglioramento con riferimento a quattro obiettivi, quindi povertà, condizione occupazionale, economia circolare ed anche efficienza delle istituzioni, a fronte di una certa stabilità invece che si era creata negli ultimi tempi e anche a tratti qualche  peggioramento.

Purtroppo, il Rapporto ci lancia un messaggio molto chiaro: la pandemia sta concretamente realizzando un arretramento nel cammino verso l’attuazione dell’Agenda 2030, un cammino che procedeva, già prima della pandemia, a una velocità, diciamo così, non particolarmente soddisfacente.

Quindi direi che sono due le esigenze che provengono da questo stimolo e da questo confronto: da un lato, integrare la logica meramente economica dello sviluppo, includendo anche le istanze, le premure per la tutela ambientale e per tutti questi aspetti sociali che sono ben indicati; dall’altro, misurare adeguatamente la nostra realtà, utilizzando indicatori adeguati.

Noi parliamo, attenzione, di indicatori – e non è una formula casuale – non di misure. Perché per una corretta valutazione e interpretazione dei fenomeni che ci circondano, infatti, è importante dotarsi di indicazioni, integrate all’interno di un quadro concettuale che dia loro un senso, che le renda utili ed efficaci.

Per questo, come è ben noto a voi di ASVIS, ho deciso di istituire la Cabina di regia Benessere Italia, che  coordinerà il processo di revisione e l’attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Abbiamo quindi  bisogno di uno stimolo costante per riscrivere le priorità della politica nell’ottica di quella che definisco una concezione integrale dell’economia, non più autoreferenziale, non più concentrata su una medesima direzione o su aspetti che poi nel complesso sono limitati. Dobbiamo quindi guardare al benessere della persona umana, le scienze sociali, tutte le scienze, devono volgere verso questo obiettivo. Quindi anche l’economia non ha senso se non si orienta verso l’obiettivo di perseguire il benessere integrale della persona, in un rapporto armonico con la natura.

Da questo punto di vista, abbiamo intrapreso iniziative significative, come la trasformazione del CIPE in CIPESS, ovvero Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, e intendiamo promuoverne altre, come l’inserimento in Costituzione, e lo proporremo, del riferimento esplicito allo sviluppo sostenibile, oltre che rafforzare quello della tutela ambientale, della preservazione, della biodiversità.

Nel dibattito internazionale, oggi, il tema dello sviluppo sostenibile assume una rilevanza strategica. Ci sfida e ci pone di fronte a delle scelte che non possiamo eludere. Da questo punto di vista deve essere uno strumento, questo del paradigma dello sviluppo sostenibile, per l’analisi della realtà sotto molteplici prospettive che ne arricchiscono, non solo l’analisi, ma che consentono di perseguire obiettivi molto più sfidanti. Le ingenti risorse europee che sono state messe a disposizione del nostro Paese, dal Programma – come richiamava il Commissario Gentiloni – Next Generation EU, che sintetizza una risposta europea alla volontà dell’Unione europea di cambiare pagina, di imprimere un deciso passo avanti, rispetto a quella che è una reazione coordinata, realmente europea, nel segno di una solidarietà rispetto a uno shock simmetrico che rischia di emarginare ancora di più, di creare ulteriori differenziazioni all’interno dello stesso mercato unico.

Questi ingenti risorse dovranno conseguire gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale, che caratterizzano il programma della nuova Commissione europea, peraltro pienamente coerenti con quella che è l’impostazione programmatica che il Governo italiano si è dato sin dal suo insediamento. Lo dico e lo ripeto sempre: il Governo italiano già dal suo insediamento ha abbracciato un progetto politico molto impegnativo – ne siamo perfettamente consapevoli – molto sfidante. La cosa importante, da questo punto di vista dobbiamo assolutamente sfruttare questa occasione, questa coincidenza, è che ci sia un’assoluta sintonia con il programma della Commissione europea.

Stiamo lavorando quindi nella medesima direzione per convinzione programmatica, pensate che bello, non perché siamo costretti dalle contingenze, anzi: la pandemia è un fattore di accelerazione per il conseguimento degli obiettivi, un fattore di stimolo per essere ancora più determinati e decisi per lavorare in una direzione che offra davvero prospettive di ripresa, di resilienza, all’Italia e all’Europa intera. In questo momento peraltro dobbiamo essere solidali con tutti gli altri Paesi per questa nuova ondata, che, come stiamo vedendo, sta mandando ancor più in sofferenza anche Stati, che in un primo momento sembravano essere più preservati dalla pandemia.

Quindi in questo noi dobbiamo essere ancora più responsabili di prima. Siamo consapevoli, l’ho detto fin dall’inizio, che queste risorse ci vengono messe a disposizione, ma è una sfida a un patrimonio di credibilità che l’Italia non deve disperdere. È un investimento di fiducia che ci viene fatto. Io dico sempre: il Governo italiano attuale, a differenza degli altri, è un Governo che ha a disposizione un’occasione storica che altri governi non hanno avuto. Adesso abbiamo l’occasione per recuperare quello che era anche un gap che si è realizzato nel corso del tempo per politiche evidentemente ispirate a filosofie che hanno realizzato modelli anche di politica economica probabilmente non assolutamente attuali e adeguati alla fase che si stava attraversando. Oggi però abbiamo la possibilità di voltare pagina, di lavorare tutti insieme in Italia e in Europa, in un disegno di rilancio e di transizione verso un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e, attenzione, più inclusivo dal punto di vista sociale. Questo richiede un cambio di passo, richiede anche l’adesione a quell’appello che ci viene lanciato dalle nuove generazioni, perché il programma europeo, come è stato sottolineato, è stato denominato “Next Generation EU”, e questo non è affatto un caso.
Lavoriamo per noi che ci siamo adesso, ma lavoriamo con maggior lena, con maggiore impegno e entusiasmo, perché stiamo lavorando per i nostri figli e per le generazioni che verranno. Grazie.”

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