Palio di Siena: La fantina Rosanna Bonelli detta “Diavola” e “Rompicollo”

Rosanna Bonelli detta Diavola e Rompicollo (Siena10 agosto 1934) è una ex fantina italiana.

Palio di Siena

La Bonelli non è stata la prima donna della storia a disputare il Palio. Infatti il 15 agosto 1581 fu la villanella Virginia Tacci a correre per la Contrada del Drago; va però detto che quel Palio fu corso “alla lunga” e non è riconosciuto tra quelli ufficiali nell’Albo delle vittorie del Palio di Siena.

Senese di nascita, la Bonelli aveva frequentato la scuola di equitazione di Firenze e nel corso degli anni cinquanta partecipava regolarmente a vari concorsi ippici e corse in ippodromo. Nel 1957 si trovava a Siena, nel periodo in cui Luigi Zampa girava il film La ragazza del Palio (con Vittorio Gassman e Diana Dors); durante una pausa delle riprese la Bonelli riuscì ad intrufolarsi nell’entrone dov’erano presenti i fantini scritturati dalla produzione e, con la complicità del fantino Fernando Leoni detto Ganascia, riuscì a montare a cavallo e fare alcuni giri sul tufo di Piazza del Campo. Casualità volle poi che la controfigura della protagonista si infortunò: la Bonelli si propose e venne scelta come sostituta.

Durante le riprese nacque così il desiderio di correre il Palio vero; spinta anche dalla produzione del film, in cerca di un lancio pubblicitario, Rosanna si propose allo zio Umberto Bonelli, allora capitano della Contrada della Selva. Lo zio pose però il veto assoluto, temendo per l’incolumità della nipote, e convinse anche gli altri capitani a non ingaggiare la ragazza. Nonostante ciò la sua contrada, l’Aquila, le offrì la possibilità di correre, vista anche la pochezza del barbero Percina e la recente vittoria del 1956 (con Francesco Cuttoni detto Mezz’etto).

La Bonelli prese parte a tre prove vincendone due; venne ufficialmente segnata con il soprannome Diavola, anche se era ormai nota a tutti come Rompicollo, dal titolo di una celebre operetta del padre Luigi (1892-1954, scrittore e sceneggiatore teatrale senese). Al Palio partì indietro, ma si lanciò in una grande rimonta nei confronti di Giorgio Terni detto Vittorino del Nicchio; durante l’inseguimento ostacolò la Torre (Rosario Pecoraro detto Tristezza) e successivamente, alla seconda curva di San Martino, cadde trascinata da Romano Corsini detto Romanino, della Lupa.

A Palio concluso Rompicollo venne accusata da alcuni torraioli di aver ostacolato la corsa della loro contrada. Volò addirittura qualche ceffone e in sua difesa accorse un contradaiolo dell’Aquila con un mazzo di rose a gambo lungo che aveva pronto per offrile e del quale invece si servì per allontanare gli aggressori.

In settembre la Domenica del Corriere dedicò la copertina alla storia di Rompicollo e agli eventi legati al Palio di agosto.

Nel 2016 Rosanna Bonelli ha offerto il masgalano per ricordare l’anniversario della sua partecipazione al Palio di Siena. L’opera è stata realizzata dalla figlia dell’ex fantina, Chiara Flamini, e vinta dalla Contrada Sovrana dell’Istrice.

Presenze al Palio di Siena

Da i ricordi di Paolo Goretti

Quella mattina di Ferragosto del ’57 era quasi l’ora di andare in piazza per la prova ma ancora davanti alla stalla non si vedeva il Biba. Tutti ci chiedevamo il perché di questo ritardo del fantino, quando Capitan Masoni, palesemente assorto nei suoi pensieri, si avvicinò a noi che facevamo capannello all’imbocco del Verchione. Pose le mani sulle spalle di Mario e Giovannangelo, i trentenni del gruppo, quasi a sottolineare l’importanza di quanto stava per annunciarci e a bassa voce, come se le parole gli pesassero, ci disse: “Sentite ragazzi, cercate di stagli vicino a quella citta e fateli coraggio …stamani monta lei.” e con la mano ci indicò una ragazzina che stava parlando con Piero Petreni. Ci guardammo increduli.
“O “‘un c’era ‘l Biba?” Chiese Luciano.
“Lui va a monta’ Ravi nell’Oca.” Rispose il Masoni.
Qualcuno vicino a noi esclamò: “Chi monta?… quella lì!… A voi v’ha dato di balta ma ‘l cervello!”
L’anno precedente s’era attaccato il Cencio con Mezzetto e Archetta e questa volta la sorte aveva portato nella stalla Percina una cavallina baia del Sor Ettore Fontani che veniva considerata una brenna, tuttavia ci sembrò veramente penoso dover rinunciare in partenza al Palio, almeno così pensavamo, mettendo a cavallo quella cittarella. “E poi perché?” ci chiedevamo sbigottiti.
Mario Masoni ce lo lesse negli occhi e, allargando le braccia, soggiunse: “Ragazzi, non ne posso fa’ a meno! Vol di’ che se ne riparlerà a bocce ferme, dopo il Palio.”
Superati i primi momenti di smarrimento, cercammo di fare buon viso a quella che veniva considerata una cattiva sorte e ci sentimmo responsabilizzati da quel compito importante assegnatoci dal Capitano. Con Giovannangelo, Luciano, Mario e pochi altri, seduti sul travertino del palazzo Griccioli ai Quattro Cantoni, cercavamo di valutare il modo migliore per essere utili a quella ragazza, quando Ennio se ne uscì con una frase sicuramente fuori luogo ma che forse, in quel momento, contribuì a rompere l’atmosfera di frustrazione che ci circondava: “O bordelli state a senti’ e ve lo di’o io, quella citta “‘un è niente male e io e ce l’avrei un modo di stagli vicino!”
“Ma un diciamo bischerate…” disse Mario piuttosto arrabbiato,”colla monta di Percina cotesto e c’entra come ‘l cavolo a merenda!”
Frattanto Giovannangelo se ne stava zitto a capo basso e notai che dal modo di comportarsi dimostrava di conoscere qualche retroscena sui motivi che avevano spinto il Capitano a prendere quella decisione. Mi feci coraggio e gli chiesi: “Ascolta Nanni… o perché ci tieni sulle spine? ovvia, dicci come sta questa storia! Di sicuro te ne devi sape’ qualcosa più di noi!” Lui dapprima tergiversò, ma alla fine vuotò il sacco e a mezza voce ci disse: “Ragazzi, io lo sapevo da ieri sera… non l’ho detto a nessuno perché Mario Masoni m’aveva chiesto di stare zitto…” e dopo una breve sosta continuò alzando il tono e cercando di essere accomodante: “Guardate che Rosanna la conosco e v’assicuro che a cavallo ci sa stare… e bene!” Poi scuotendo il capo a testa alta, lentamente, con gli occhi socchiusi come il suo solito, soggiunse con l’atteggiamento di uno che la sa lunga: “Aspettiamo! “‘un ci fasciamo la testa prima d’essessela rotta!” Poi ci spiegò il perché di quella decisione; disse che la causa di tutto era la vittoria dell’anno precedente che aveva indebitato la Contrada fino al collo. Per questo motivo, Masoni aveva dovuto cedere alle vantaggiose offerte della Paramount che cercava un lancio pubblicitario a livello mondiale per il film “la Ragazza del Palio” girato in quel periodo a Siena. Per il ruolo di controfigura della protagonista Diana Dors, il regista Luigi Zampa aveva scelto proprio lei: Rosanna, giovane ma esperta cavallerizza, figlia del famoso commediografo Luigi Bonelli.
Ci avvicinammo timorosi a quella ragazza, quasi avessimo a che fare con un personaggio extraterrestre. Giovannangelo ce la presentò e lei, per niente intimorita da quella insolita situazione, cominciò a descriverci, con dovizia di particolari le caratteristiche di Percina. Alla fine concluse: “È una cavallina giovane, inesperta, ha appena cinque anni…” e carezzandole i muscoli di una gamba aggiunse: “Però è messa bene …speriamo che si adatti alla piazza.” Mentre parlava ci rendemmo conto che il compito affidatoci dal Capitano era del tutto inutile perché quella ragazzina, anche se dal fisico minuto, non aveva affatto bisogno di incoraggiamenti; il coraggio ce l’aveva da sé e anche troppo! Dall’atteggiamento così come nell’aspetto era evidente tutta l’intensità della sua gioia per quell’inaspettata occasione che la sorte le offriva; quando la mimica del volto si ricomponeva, continuavano a sorriderle gli occhi ed era chiaro che non vedeva l’ora di andare in piazza.
Rosanna lasciò Percina a Remo Merlotti che si mise a passeggiarla nel Verchione. Si vedeva che lui era di malumore ma questo non costituiva certo una novità; al di là della sua grande bontà, in virtù della quale tutti gli volevamo bene, erano note le sue caratteristiche ed espressive variazioni umorali, ma quella mattina ci sembrò più teso del solito. Andava su e giù per il vicolo nervosamente e brontolava in continuazione guardandosi intorno con sguardo serio. Alla fine sbottò: “O che vi vergognate a anda’ ‘n giù…vorrei sape’ che s’aspetta…badiamo se ci si sbriga ch’è belle tardi!” e senza aspettare risposta traversò Piazza Postierla tenendo per la briglia Percina.
Lo seguimmo, ma quella mattina eravamo veramente in pochi ad accompagnare Rosanna e la cavallina all’entrone; i più rimasero davanti alla stalla a contestare e non ci seguirono. Uno che in Contrada si vedeva poco addirittura gridò: “Andate, andate a favvi piglia’ pel c…da tutta Siena! Io “‘un ci vengo davvero dietro a quella lì a fa’ la figura del bischero!”
“Ma perché “‘un ti zitti! “‘un ti si vede mai…se devi veni’ qui a rompe’ poi torna’ da dove sei venuto!” gli berciò Piero che ormai si era attribuito il ruolo di guardia del corpo di Rosanna.
Lei sembrava non avvertire quell’atmosfera di disagio e scendendo giù per via di Città scherzava con tutti. In piazza, per vederla meglio, ci eravamo messi agli sprangati vicino al gavinone e lei, uscendo dall’entrone, ci passò davanti a testa alta, tranquilla in mezzo agli altri fantini che ammiccavano fra di loro ostentando risatine di sufficienza. Andando verso la mossa carezzava Percina chinandosi di tanto in tanto sul collo della cavallina quasi volesse parlarle. Provò la mossa, un San Martino, un Casato e senza strafare arrivò prima al bandierino. Quando scese si prese anche un baciamano dall’avvocato Giusti, sicuramente l’unico dato ad un fantino nella storia del Palio. Mario Taddei cominciò a cantare con la sua voce squillante e Chicco lo seguì col controcanto. Sembrava che la Contrada si stesse adattando all’idea del fantino donna. Nelle ore che passammo con lei furono molti i temi oggetto della nostra conversazione e rimanemmo piacevolmente sorpresi dalla sua cordialità e simpatia. Quando partimmo per andare in piazza, Rosanna passò serena e sorridente fra la folla che sembrava interessarsi soltanto a lei. Corse bene anche la prova generale e quella sera a riaccompagnare in Contrada lei e Percina c’era molta più gente che cantava. Frattanto ai Quattro Cantoni correva voce che Velka, la cavalla della Tartuca, si fosse infortunata e addirittura c’era chi dava per certo che non avrebbe potuto correre il Palio. Una voce isolata si alzò proponendo di chiedere al dottor Rugani Rompighiaccio che, a causa di quell’infortunio, era rimasto a piedi. Nonostante che Remo Antonetti fosse un fantino esperto che aveva già vinto due Palii con Niduzza nel Leco e nell’Oca, un coro deciso di “noooo!” troncò sul nascere quella debole richiesta.
Fu la prova incontestabile che ormai Rosanna s’era guadagnata la stima di tutti ed infatti, durante la cena della prova generale quella sensazione di disagio manifestatasi al mattino era definitivamente scomparsa. Sicuramente a risollevare l’umore aveva contribuito anche qualche bicchiere, fatto sta che tutti cantarono felici e risero come matti quando Beppe Martini fece per l’ennesima volta la scena mimata del messaggero a cavallo dal “Saul” dell’Alfieri: “Sian fottuti o Regina…il campo è perso…dei Filistei la scorta immane avanza…” ( dove fottuti era una sua licenza al posto di perduti.) Al termine della cena un lungo, caloroso applauso fece seguito alle brevi e commosse parole di quella che ormai tutti consideravamo a pieno titolo la fantina dell’Aquila. La mattina, durante la provaccia, Percina dimostrò un buon adattamento alla pista rispondendo bene alle sollecitazioni. Rosanna fece tre giri in scioltezza andando a vincere e al rientro in Contrada per un tratto di strada fu portata anche in trionfo. Giunti daccapo alla piaggia del Viscioni lei ci disse convinta: “Lo sapete ragazzi… questa cavallina la sento migliorata parecchio;” ma nessuno dimostrò di prendere sul serio le sue parole. “Lascia sta’, “‘un ti preoccupa’… te pensa a “‘un fatti male stasera poi quello che viene… viene!” Le rispose il Tosoni. Lei ribattè seccata: “Ve lo dico sul serio!” Ma le sue parole furono coperte dalla voce di Mario che intonò uno stornello inventato per l’occasione:

Oggi nell’A’uilone
ci ‘orre la fantina
sarà prima Percina…

Dopo la segnatura Rosanna uscì dal Comune visibilmente delusa e irritata perché, per ragioni di copione, la Paramount le aveva imposto il soprannome di “Diavola” che a lei proprio non andava giù. Avrebbe fortemente desiderato chiamarsi “Rompicollo” come la ragazza fantina protagonista della commedia scritta da suo padre e musicata con successo da Giuseppe Pietri che in quel periodo abitava nell’Aquila a palazzo Marsili.
“Non te la prendere…” le disse premuroso come sempre Giovannangelo, “per noi sei e sarai sempre Rompicollo!”
Il Corteo storico fu per lei un vero trionfo ed intorno alla Comparsa dell’Aquila c’era una tale ressa che a malapena i figuranti riuscivano a procedere. Rosanna sembrava dominare la folla dall’alto del suo cavallo da parata mentre una gioia immensa le illuminava quel suo volto sbarazzino bersagliato da migliaia di foto. Chi gongolava di più e se la sarebbe mangiata con gli occhi era Ennio Papei vestito da palafreniere, ma tutti i componenti della Comparsa, compresi i citti del popolino, non le staccavano gli occhi di dosso.
Al canape entrò al terzo posto, fra l’Oca col Biba e Ravi al secondo e il Nicchio con Vittorino e Belfiore al quarto. Entrambi i fantini, ma soprattutto Vittorino, non ne volevano sapere di farle posto così come la ignoravano quando cercava di parlare.
“Cosa gli dicevi a Vittorino al canape?” Le chiedemmo la sera quando ormai aveva smaltito la tensione accumulata e lei, con aria ingenua, rispose: “Gli dicevo – Scusi signor fantino mi farebbe un pò di posto?- Ma non mi ascoltava!”
Rosanna partì male, chiusa alla mossa da quei due, ma superò rapidamente diverse contrade, poi affrontò San Martino e il Casato con un coraggio impensabile e non tardò ad arrivare nelle posizioni di testa. Non credevamo ai nostri occhi, sembrava che volasse!
Intanto il Biba nell’Oca aveva portato Ravi subito dietro al Nicchio e nerbava la Torre che veniva avanti forte con Tanaquilla. Uno vicino a noi col fazzoletto dell’Oca strillava come un pazzo:” “‘un la fa’ passa’ quella sudicia!” poi vide l’Aquila nel gruppo di testa e urlò :”Mira ‘ome steccia ‘uella citta nell’A’uila… e pensa’ che “‘un si ‘onsiderava nulla… e ti fa un Palio accaso!” Dal nostro gruppetto s’alzò una voce traboccante di trepidazione e di speranza: “Sta’ a vede’ che quella e ce la fa davvero!”
Invece la fortuna non l’aiutò. Alla curva di San Martino, quando Rosanna stava ormai incalzando da vicino l’Oca e il Nicchio, una caduta rovinosa della Lupa con Romanino e Archetta la costrinse ad allargare coinvolgendo nella sbandata la Torre. Nonostante un disperato tentativo di rimanere a cavallo cadde ed il Palio di Rompicollo finì sul tufo mentre la Torre, dopo la sbandata, riprese l’azione riuscendo a superare l’Oca in un nugolo di nerbate ma era troppo tardi; ormai Vittorino e Belfiore portavano il Nicchio alla vittoria.
Il dopo Palio fu burrascoso. I torraioli incolparono ingiustamente Rosanna di aver provocato volutamente la sbandata di Tristezza e a stento i volontari della Misericordia e i vigili urbani riuscirono a sottrarla ad un gruppo di contradaioli inferociti chiudendola dentro l’entrone.
In una confusione incredibile un mazzo di fiori a lei destinato ondeggiò a lungo sopra quella moltitudine urlante, tenuto stretto in alto dalla mano di Giovannangelo che cercava di proteggerlo dal roteare dei cazzotti.
“Ma che vogliono quelli!” Urlava Rosanna con rabbia quando finalmente riuscimmo ad avvicinarla. “Io ho cercato solo di vincere e se non c’era la caduta della Lupa avrei passato l’Oca di dentro e alla Cappella sarei stata sola dietro al Nicchio! Poi con Vittorino me la sarei vista io e v’assicuro che la cavallina volava!”

 

La copertina della Domenica del Corriere su Rosanna Bonelli detta Diavola 




La scalpore che una donna corresse il Palio, raggiunse anche qualche cronista della Domenica del Corriere che nel numero di settembre 1957 descriveva, a modo suo, gli avvenimenti successivi alla caduta di Rosanna Bonelli a S.Martino

La fantina nei guai. A Siena, durante il tradizionale Palio, i campioni delle dieci contrade erano lanciati, quando al secondo giro, quello della “Lupa” cadde trascinando la giovane Rossana Bonelli, rappresentante la contrada dell'”Aquila”. I contradaioli, che già contavano sulla vittoria, inviperiti, circondarono l’amazzone in atteggiamento minaccioso. Solo l’intervento della forza pubblica poteva salvarla da una situazione pericolosa.

Questa invece l’immagine che evidenzia come i contradaioli della Torre si fossero sentiti danneggiati dalla fantina di via del Casato.
Racconta la Bonelli che un contradaiolo dell’Aquila intervenne subito in sua difesa con un bel mazzo di rose a gambo lungo che aveva pronto per offrile e del quale, invece, si servì a guisa di clava, scacciando gli aggressori. Nel frattempo, un vigile urbano la portò di fretta nelle stanze del Comune dove l’aspettava il sindaco Ugo Bartalini, che le offrì anche lui dei fiori, questa volta non per proteggerla.

 

RITAGLI DI GIORNALE DEL 1957 SU ROSANNA BONELLI


 

        

        

ARTICOLO APPARSO SUL n.172 DEL GAZZETTINO IN DATA 9 NOVEMBRE 2011



FOTOGRAMMI DI ROSANNA BONELLI QUANDO FECE LA CONTROFIGURA A DIANA DORS,
CAVALCANDO GAUDENZIA LA MATTINA ALL’ALBA




 

FOTO DI ROSANNA BONELLI DURANTE LE RIPRESE DEL FILM



        

        


ROSANNA BONELLI DETTA DIAVOLA
Alla Nobile Contrada dell’Aquila è legato un episodio quasi unico nella storia del Palio, la partecipazione di una donna alla carriera, il 16 agosto 1957 corse su Percina, Rosanna Bonelli detta “Diavola”, una giovane senese figlia del celebre scrittore Luigi.
In precedenza solo nel 1581 una donna aveva corso il Palio, la quindicenne Virginia Tecci, una pastorella che difese con coraggio i colori del Drago, piazzandosi seconda, suscitando l’entusiasmo di tutto il popolo senese.
La leggendaria Virginia però non aveva sfidato la Piazza, infatti corse in un Palio alla lunga, quindi Rosanna Bonelli resta ancora oggi l’unica donna-fantino della storia paliesca.
Le vicende che la portarono a correre sono abbastanza curiose, un misto di passione ed incredibili coincidenze.
Rosanna sin da piccola montava a cavallo, con ottimi risultati, visto che negli anni seguenti diventò una delle poche donne in Italia a correre nelle regolari ad ostacoli.
Il suo sogno era quello di correre il Palio, ricalcando le gesta della mitica Rompicollo, donna-fantino protagonista dell’operetta omonima del padre Luigi Bonelli.
Sulle tavole di molti teatri “Rompicollo” riscosse numerosi consensi, la storia di una “fantina” che vince il Palio contornata da veri alfieri di piazza e da ottimi attori, dava un fascino particolare a quest’operetta.
Il sogno di Rosanna sembrava tuttavia destinato a rimanere tale, anche il grande Ganascia, che allenava con lei alcuni cavalli, la persuadeva.
La grande occasione arrivò quasi per caso, nella primavera del 1957, durante le riprese del film “La ragazza del Palio”, di Luigi Zampa, liberamente ispirato a “Rompicollo”.
Rosanna, sfruttando l’amicizia del regista con suo padre, ottenne il permesso di assistere alla riprese dall’entrone.
Le scene di Palio simulato furono girate nel Campo, come comparse furono scelti dei vecchi fantini, quali Ganascia, Amaranto, Ruscetto e Pietrino che trovo la morte proprio dopo una di queste riprese a causa di un infarto.
Una mattina, mancava una delle comparse a cavallo, Rosanna, con la complicità di Ganascia, decise di sostituire l’attore assente all’insaputa della produzione.
Raccolti i capelli nello zucchino, Rosanna si trovò a correre col giubbetto della Pantera un Palio simulato, pieno di nerbate, per lei la gioia fu immensa, anche dopo gli aspri rimproveri subiti per aver corso senza permesso e senza assicurazione.
Soddisfatta, Rosanna tornò a casa senza nemmeno immaginare cosa sarebbe accaduto di li a pochi giorni.
La controfigura dell’attrice Diana Doors, avvenente star americana, protagonista del film con Vittorio Gassman, dopo una rovinosa caduta si rifiutò di continuare a girare, la produzione decise così di far chiamare Rosanna che fu scritturata come controfigura.
Nelle riprese Rosanna montò la mitica Gaudenzia e nel film vinceva insieme a lei il Palio per i colori della Chiocciola, nonostante le scorrettezze del fantino “Manolesta”.
La ragazza, nei giorni delle riprese, aveva fatto più volte presente ai responsabili del film che il suo sogno era quello di correre il Palio vero, questi, in previsione del lancio pubblicitario del film, decisero di appoggiare Rosanna iniziando a contattare i capitani delle contrade per trovare una monta.
L’idea trovò subito la durissima opposizione di Umberto Bonelli, capitano plurivittorioso della Selva e zio di Rosanna.
Il capitano selvaiolo, essendo morto da poco il padre della ragazza, trovò assurda l’ipotesi di far correre la nipote in piazza e pregò i suoi colleghi di non accettare le offerte della produzione del film.
Tutto sembrava destinato a fallire, ma il destino diede una mano a Rosanna, il capitano dell’Aquila nei giorni precedenti al Palio era fuori Siena e non fu contattato da Umberto Bonelli, in breve tempo l’accordo fu sottoscritto.
L’Aquila aveva vinto il Palio l’anno precedente ed avendo avuto in sorte l’esordiente Percina accettò di montare Rosanna, che si trovò in Piazza a correre le prove con il giubbetto della sua contrada.
Alla quarta prova la giovane “fantina” sostituì il fantino Biba, passato poi all’Oca, corse tre prove vincendone due.
La curiosità attorno alla “fantina” era notevole, anche fra i colleghi, per niente abituati ad avere come avversario una donna.
Rosanna fu segnata in Comune col soprannome di Diavola, ma per tutti era ed è Rompicollo, come l’eroina dell’operetta di suo padre.
Alla mossa Rompicollo si trovò fra Vittorino nel Nicchio e Biba nell’Oca, allo scattare dei canapi partì nettamente in ritardo, ma riuscì a recuperare terreno, tanto da iniziare il secondo giro in terza posizione.
A San Martino però Rompicollo cadde, trascinando con se il fantino della Lupa, Romanino.
Il dopo corsa fu per Rompicollo molto turbolento, mentre i nicchiaioli festeggiavano la loro vittoria, dei torraioli si avvicinarono minacciosamente alla ragazza, accusandola di aver ostacolato il loro fantino.
Volò qualche ceffone, ad evitare il peggio ci pensò un contradaiolo dell’Aquila il quale, usando come arma un mazzo di rose che voleva donare a Rosanna, allontanò i contestatori torraioli.
Nei giorni seguenti oltre alle scuse della Contrada della Torre, Rosanna ricevette il compenso dalla produzione del film e lasciò alla sua contrada l’ammontare dei partiti.
La Nobile Contrada dell’Aquila, riconoscente verso la sua contradaiola-fantina le attribuì il titolo di “fantino onorario”.

Rosanna Bonelli detta Diavola o Rompicollo        Rosanna Bonelli detta Diavola o Rompicollo

Fonte: https://www.ilpalio.org/scbonelli.htm

Fonte: https://www.ilpalio.org/aneddoti_aquila02.htm

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Bonelli

 

 

 

 

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