Siena: Oggi 06/01 è l’Epifania. Storia della Befana

La Befana, corruzione lessicale di Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia) attraverso bifanìa e befanìa,[1] è una figura folcloristica legata alle festività natalizie, tipica di alcune regioni italiane e diffusasi poi in tutta la penisola italiana, meno conosciuta nel resto del mondo. Secondo la tradizione, si tratta di una donna molto anziana che vola su una logora scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’Epifania) e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra; generalmente, i bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolciumi, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Al contrario, coloro che si sono comportati male troveranno le calze riempite con del carbone o dell’aglio.[2][3

Storia

L’origine fu forse connessa a un insieme di riti propiziatori pagani[4], risalenti al XVI secolo a.C., in merito ai cicli stagionali legati all’agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo, diffuso nellItalia settentrionale, nellItalia Centrale e meridionale, attraverso un antico Mitraismo e altri culti affini come quello celtico[5], legati all’inverno boreale.

Gli antichi Romani ereditarono tali riti, associandoli quindi al calendario romano, e celebrando, appunto, l’interregno temporale tra la fine dellanno solare, fondamentalmente il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus[6]. La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti (il cui numero avrebbe rappresentato sia i dodici mesi dell’innovativo calendario romano nel suo passaggio da prettamente lunare a lunisolare[7], ma probabilmente associati anche ad altri numeri e simboli mitologici[8]) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti[9], da cui il mito della figura “volante”. Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell’abbondanza).

Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con un’antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali[10].

La Befana secondo interpretazioni largamente accettate in centro e nord Europa si richiamerebbe alla figura celtica di Perchta, assimilabile ad alcune figure come ad esempio Frigg in ScandinaviaHolda in nord Europa, Bertha in Gran BretagnaBerchta in Austria, Svizzera, Francia e Nord Italia; è una personificazione al femminile della natura invernale, viene rappresentata come una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi abnormi, vestita di stracci e scarpe rotte, aleggiando sopra i campi e terreni di notte ne propizia la fertilità, e viene festeggiata nei 12 giorni che seguono il Natale, culminanti in coincidenza con l’epifania.

Già a partire dal IV secolo d.C., l’allora Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo, nell’attuale figura ripulita da contaminazioni favolistiche o pagane, anche se il suo aspetto, benevolo e non negativo, è stato ed è tuttora, per influenza della festa di Halloween, erroneamente associato a quello di una strega. In realtà non è una strega, ma una vecchina affettuosa, rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che, da rappresentazione della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione.

Condannata quindi dalla Chiesa, l’antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, la stessa ricorrenza dell’Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l’antica simbologia numerica pagana.

Nel 1928, il regime fascista introdusse la festività della Befana fascista, dove venivano distribuiti regali ai bambini delle classi meno abbienti. Dopo la caduta di Mussolini, la Befana fascista continuò a essere celebrata nella sola Repubblica Sociale Italiana.[11]

Nel periodo più recente, innumerevoli e largamente diffuse sono le rappresentazioni italiane della Befana e le feste a lei dedicate; spesso si tratta di un figurante che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire regali ai bambini. La tradizione la vuole “vecchia” ad indicare il finire di un ciclo: con il solstizio d’inverno si passa infatti dal vecchio al nuovo, dal freddo e dalle notti interminabili all’allungarsi del periodo di luce; inoltre, a livello di calendario legale, con la fine dell’anno si entra nel nuovo anno gregoriano; anche a livello liturgico si conclude il Tempo Liturgico forte, natalizio, e comincia quello Ordinario. Proprio per questo il giorno dell’Epifania, quando si festeggia anche la Befana, viene recitato “Epifania, tutte le feste porta via”.[12]

Caratteristiche

Il nome

Il nome “Befana”, inteso come il fantoccio femminile esposto la notte dell’Epifania, era già diffuso nel dialettale popolare del XIV secolo, specialmente nelle terre dell’antica Etruria (Toscana e Tuscia nell’attuale Lazio settentrionale), quindi utilizzato per la prima volta in italiano da Francesco Berni nel 1535, quindi da Agnolo Firenzuola nel 1541.[13] Poiché, per tradizione, la Befana lascia i doni in una calza appesa al camino, a Dovadola nell’Appennino forlivese, si prepara la calza definita “la più lunga del mondo”. Vi sono ancora taluni rari luoghi in cui è rimasto, nel linguaggio popolare, il termine “Pefana” come, per esempio, nel paese di Montignoso, nel resto della Provincia di Massa-Carrara, in quella della Spezia nonché in Garfagnana e Versilia, con tradizioni non in linea con le consuete celebrazioni dell’Epifania[14].

Una versione religiosa (frutto del tentativo moderno di “cristianizzare” la figura della befana) invece racconta che i Re Magi in viaggio per Betlemme avessero chiesto informazioni sulla strada ad una vecchia, e che avessero insistito perché lei andasse con loro a portare i doni al salvatore. La vecchia rifiutò, ma poco dopo, pentita, preparò un sacco pieno di doni e si mise in cerca dei Magi e del bambino Gesù. Non trovandoli bussò ad ogni porta e consegnò i doni ai bambini sperando di potersi così far perdonare la mancanza.[15]

Il carattere

La Befana richiama la tradizione religiosa di Santa Lucia, che dispensava doni ai bambini prima di lei, come faceva San Nicola prima dell’avvento di Babbo Natale. Non è dunque cattiva, è solo infastidita con gli adulti e scorbutica con chi non le aggrada perché tenta di fare il furbo; ma con i bambini si mostra indulgente e comprensiva, una nonnina piena di attenzioni e regali.[16]

Gli abiti e le scarpe[18]

Per ripararsi adeguatamente la Befana indossa gonnoni lunghi, lisi e rattoppati in maniera allegra; spesso indossa il grembiule. Usa inoltre calzettoni pesanti antifreddo e scarpe comode, ma non stivali alla guascone molto più adatti alle streghe delle fiabe. Sulle spalle a volte ingobbite ha sempre uno scialle di lana pesante e colorata e non un mantello svolazzante come capita di trovare in alcune immagini nella rete.

Il fazzolettone

Non bisogna confondere la Befana con le streghe della tradizione anglosassone. Una Befana vera, infatti, non ha il cappello a punta, come spesso appare su molti siti, blog, e persino in alcune pubblicità televisive. Usa invece esclusivamente un fazzolettone di stoffa pesante (la pezzóla) o uno sciarpone di lana annodato in modo vistoso sotto il mento.

La scopa

Ha una scopa, usata spesso per appoggiarsi o per volare brevemente. Nell’immaginario, la Befana cavalca la scopa al contrario delle raffigurazioni di streghe, e cioè tenendo le ramaglie davanti a sé. Anche in questo, dunque, l’iconografia specifica della Befana non è totalmente assimilabile a quella delle streghe.

La calza

Altro frequente errore di “immagine” della Befana è quello relativo al sacco dei doni: in realtà la vera Befana porta i suoi regali e il suo carbone e aglio in sacchi di iuta sfatti e slabbrati che assumono la forma di calzettoni enormi, o nelle gerle di vimini, dipende dalla territorialità e dalla tradizione del luogo dove si festeggia.

Il carbone

Secondo la tradizione orale, la Befana consegna regali ai bambini buoni o carbone e aglio ai bambini birichini. Il carbone – o anche la cenere – da antico simbolo rituale dei falò inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell’ottica morale cattolica dei secoli successivi, nella calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone e/o l’aglio come punizione per i soli bambini che si erano comportati male durante l’anno precedente.

Feste della Befana in Italia

In Liguria Bazâra (pronuncia basâra), la Befana, ha un etimo diverso dall’italiano, infatti in lingua genovese ha il significato di “vecchia sporca e trasandata”, basti pensare alle lingue iberiche per l’etimo della parola basura che parimenti può significare persona sporca e trasandata; la festa di Bazara è ancora oggi chiamata “Pasquetta”; diversamente che in italiano, con Pasquetta non si indica in Liguria il giorno dopo Pasqua, ma una festività qualunque (basti pensare allo spagnoloPascua de Navidad usato per la festa di Natale o il liturgico Pasqua dei morti per la festa di Ognissanti). Non è solo la parola a cambiare, ma anche alcune tradizioni, i ragazzi ad esempio ricevono ciapellette, delle scarpette, e non calze, di cioccolato ripiene di castagne secche aglio e mandarini o in alternativa marenghi d’öo, soldi in cioccolato; tradizionalmente si lasciavano le proprie scarpe fuori dalla finestra e lo spirito aleggiante di Bazâra nella notte le avrebbe riempite, poiché nella leggenda si ipotizzava che avesse le scarpe rotte e ne avesse bisogno di nuove, e avrebbe lasciato una ricompensa a tutti i ragazzini che fossero disponibili a lasciarne un paio in dono, fuori dalla finestra appunto. Si tratta della prima festività dell’anno in cui nella tradizione si mangia pesce e lasagne impastate senza uovo, dette bianche, Epifagna Gianca Lasagna (ovvero Mandilli de Sea), e le ragazze un tempo lasciavano foglie d’ulivo sulla cenere calda del camino per trarre profezie d’amore.

Ad Urbania viene tradizionalmente collocata la Casa Ufficiale della Befana. Vi si celebra inoltre ogni anno la “Festa Nazionale della Befana”, tradizione ormai ventennale e conosciuta in tutta Italia[19].

In Toscana, nella provincia di Grosseto, esistono i Befani (all’isola d’Elba sono detti Befanotti), uomini che il giorno dell’Epifania vanno assieme alla Befana per le vie cittadine dei paesi a eseguire canti tradizionali maremmani, augurando la “buona Pasqua” (augurio legato alla liturgia dell’Epifania, quando in Chiesa viene letto “l’annuncio del giorno di Pasqua”).

Filastrocche e leggende popolari

{{Oh Befana Befanina Fai ben piena la calzina! Non badare ai capriccetti Porta bambole e confetti!}}

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
viva viva la Befana!»

da cui deriva la variante:

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con il naso alla romana
(o: col cappello alla romana)
(o: col vestito alla romana)
viva viva la Befana!»

Questa è una variante diffusa in Toscana:

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
attraversa tutti i tetti
porta bambole e confetti»

oppure:

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
se ne compra un altro paio
con la penna e il calamaio»

Altre varianti:

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito a trullallà
la Befana eccola qua!»
«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito tutto blu
la Befana viene giù»
«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito a gran sottana
viva viva la Befana!»
«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il vestito e la bandana
viene viene la Befana!»
«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
e le ha rotte in cima in cima
la Befana è poverina»
«La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
porta vento e tramontana
viva viva la Befana!»

Secondo una versione “cristianizzata” di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentita di non essere andata con loro, dopo aver preparato un sacco pieno di doni, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando i regali ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare[10].

In alcune versioni si dice che sia la moglie di Babbo Natale, o in altre una sua amica o una sua parente; in altre invece si narra che siano in leggera conflittualità visto che il signore in rosso andrebbe a spargere la voce della non esistenza di questa vecchina. In altre ancora si racconta che la Befana abbia un marito (Il Befanotto) molto vecchio, brutto a tal punto da incutere terrore nei bimbi vedendolo arrivare, mentre accompagna la sua vecchia e malandata moglie.[20]

Serenate

In alcune zone d’Italia da tempo immemorabile c’è l’uso di cantare e suonare serenate e stornelli della Befana nella serata e nella notte tra il cinque e il sei gennaio.[21]

Letteratura

«Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.»

Filmografia

Note

  1. ^ Cf. [1], [2] e [3]
  2. ^ Treccani Portale online.
  3. ^ Da dove arriva la Befana. Materiali didattici di Scuola d’Italiano Roma a cura di Roberto Tartaglione
  4. ^ Elena Savino, Le radici pagane del Natale, su riflessioni.it. URL consultato l’8 gennaio 2014 (archiviato dall’url originale il 30 agosto 2013).
  5. ^ http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/MITRAISMO.html
  6. ^ Cf. Atorène, Il laboratorio alchemico, Roma, Edizioni Mediterranee, 1996, p. 268. ISBN 88-272-1177-2ISBN 978-88-272-1177-9Disponibile online su books.google.it
  7. ^ Romano Impero: CALENDARIO – OROLOGI ROMANI
  8. ^ Airesis -Alfredo Cattabiani – le feste solstiziali: il sole di capodanno
  9. ^ Natale ed Epifania, tra riti e religione – AgoraVox Italia
  10. ^ Salta a:a b La festa della Befana in Italia, origine, storia ed eventi, in Viaggi e Vacanze in Italia, 10 novembre 2018. URL consultato il 10 novembre 2018.
  11. ^ in Guadagnoli
  12. ^ in Zanoncelli
  13. ^ Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Dizionario Etimologico della lingua italiana, ed. Zanichelli.
  14. ^ La Pefana di Montignoso
  15. ^ in Corvino-Petoia
  16. ^ in Zanoncelli
  17. ^ Capodanno a Gallipoli, lo sparo del “Pupo”, in Viaggi e Vacanze in Italia, 22 marzo 2017. URL consultato il 10 novembre 2018.
  18. ^ in Corvino-Petoia
  19. ^ Festa della Befana di Urbania – Vieni a Casa della Befana, su Festa della Befana. URL consultato il 10 novembre 2018.
  20. ^ in Valente
  21. ^ Bandini, Tutti a scuola di canto dai befanotti, ne Il Resto del Carlino, 6 dicembre 2013, p. 15.

Bibliografia

  • Claudio Corvino-Erberto Petoia, Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana, Newton & Compton, Roma, 2007
  • Antonio Guadagnoli, L’origine della Befana, Editori Vari, Pisa, 1827
  • Andrea Valente, Il ritorno della Befana, Gallucci, Roma, 2008
  • Anastasia Zanoncelli-Leonardo Foncelli, La vera storia della Befana, Demetra, Firenze, 2001

Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Befana

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: